Vino

Il legame tra Orvieto e il vino può ben definirsi ancentrale. Sembra che nei tempi antichi la città tufacea fosse chiamata Oinarea, ossia la "città dove scorre il vino", citata dallo pseudo-Aristotele in un trattato in cui venivano descritti, e a dire il vero stigmatizzati, i costumi estruschi in fatto di bevande, feste e piaceri.

Il ruolo fondamentale del vino nella vita quotidiana e nelle cerimonie di culto dell'antica Orvieto è attestato negli importanti dipinti delle tombe etrusche del territorio (seconda metà del IV sec. a. C ). Dalle necropoli orvietane provengono anche pregevoli manifatture di buccheri etruschi e ceramica importata dalla Grecia allo scopo di contenere il vino, reperti che testimoniano in modo chiaro e ulteriore l'importanza che gli Etruschi conferivano a questa bevanda. Gli Etruschi erano soliti mettere il vino nelle grotte della rupe di Orvieto, come ancor oggi si usa, spostandolo gradatamente a diverse altezze per portarlo a maturazione.

Nell'antica Etruria il vino non veniva mai degustato allo stato puro, ma mescolato con altri liquidi e aromatizzato con spezie. Nelle magnifiche sale del Museo Faina, ad esempio, è possibile ammirare ollae e anfore di raffinata tipologia, recipienti destinati a contenere vino in occasione di cerimonie aristocratiche o rituali; stamnoi e krateres dipinti, utili, poco prima della degustazione, per ossigenare, tagliare e mescolare il vino; oinokoai con le quali veniva agevolmente versato in kylikes e kantharoi, calici dipinti o decorati a cilindretto o a stampo, secondo la fantasia dei ceramisti e il gusto dei committenti.

E' nel Medioevo compaiono i primi documenti sulla vinificazione. Nel 1192, appena dopo la conclusione dell'assedio posto alla città da Enrico IV, il Comune di Orvieto concesse esenzioni dalle tasse a quanti avessero piantato viti. Attorno al 1200, nel giuramento prestato dai Consoli prima di prendere possesso della Città, è detto che avrebbero salvaguardato le strade, i luoghi più importanti della città e del territorio e, naturalmente, le vigne. Nel 1371 la disposizione pro feriis del Comune di Orvieto prevedeva un mese di ferie, dal 14 settembre al 18 ottobre, per consentire ai proprietari di vigne di reclutare lavoranti stagionali per la vendemmia.

Nel 1496 il contratto stipulato tra l'Opera del Duomo e il Pinturicchio concede al pittore sei quartenghi di grano per ogni anno e il vino necessario. Nel 1500 nell'accordo siglato tra l'Opera del Duomo e Luca Signorelli per la realizzazione degli affreschi della cappella di San Brizio, è scritto che l'Opera gli avrebbe consegnato ogni anno 12 some di vino (circa 1000 litri).

La fama del vino d'Orvieto resistette al passar dei secoli. Nel 1690 Pasquino, il mitico personaggio romano che colpiva il potere temporale dei Papi con aforismi satirici e irriverenti, volle glorificare in questo modo la ristrutturazione del "Fontanone del Gianicolo" voluta dal pontefice Alessandro VIII:
Il miracolo è fatto, o Padre Santo
con l'acqua vostra che vi piace tanto
ma sarebbe il portento assai più lieto
se l'acqua la cangiaste in vin d'Orvieto.

Oggi, l'area dell'Orvieto bianco D.O.C. copre i territori per lo più collinari di Orvieto e dell'Orvietano. E' tra i più rappresentativi dei vini umbri e copre il 70% del mercato D.O.C della provincia di Terni. Si ottiene da una combinazione di Procanico (variante del Trebbiano toscano), Verdello, Drupeggio, Grechetto e Malvasia. Si distingue in Orvieto e Orvieto Classico, in base alla zona di provenienza, e può avere una tipologia "superiore" a seconda dell'applicazione di un disciplinare che criteria alcuni paramentri della produzione. L'Orvieto può essere secco, abboccato e dolce.

Esiste anche una varietà di Rosso Orvietano, talvolta corposa e adatta alla cacciagione. La cura nella produzione dell'Orvieto rosso ha portato al riconscimento, nel 1998, di due D.O.C. Per il Rosso Orvietano D.O.C. si utilizzano i vitigni di base del Corbara, il Cabernet franc, il Canaiolo, il Montepulciano, il Ciliegiolo, mentre fra quelli complementari si usano il Colorino e il Dolcetto.

Numerosa, nelle cantine del territorio, anche la produzione di ottimi I.G.T., tra cui pregiati muffati.
Per informazioni più approfondite sul vino a Orvieto e nell'Umbria www.stradadeivinietruscoromana.it e http://www.ilpalazzodelgusto.it/it/enoteca_regionale.html

Da non dimenticare una visita a Il Palazzo del Gusto, ospitato nel complesso cinquecentesco dell'ex Convento di San Giovanni, meta obbligata per chi ama il vino e la sua cultura in quanto sede dell'Enoteca regionale dell'Umbria. Qui è possibile visitare l'Enoteca e fare una degustazione di vini e prodotti tipici a prezzo contenuto (€ 5,00 a persona circa) e prenotare una visita alle cantine della zona scegliendo tra le aziende disponibili.

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