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Livio
Orazio Valentini - Note biografiche
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L.O.Valentini - Nuovissima
guida alla pittura di Luca Signorelli (1985) -
Litografia
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Livio Orazio Valentini (1920) è pittore, scultore,
ceramista. La sua attività artistica inizia nel 1945,
dopo aver vissuto l'orrore del campo di concentramento
di Buchenwald.
Inizialmente pittore figurativo, subisce l'attrazione
dell'Informale che rielabora con stilemi personali ed
originali, dando vita a quello che alcuni critici hanno
definito "Informale orvietano". Sempre negli anni Sessanta
sono da ricordare le esperienze di sculture e ceramista
nonché la costante produzione di arte sacra.
Sensibilissimo ai valori civili e sociali, nelle sue
opere trasfonde sollecitudini culturali che si manifestano
in opere di grande intensità: il Crocefisso (1962) in
legno-ferro-ceramica e il grande dipinto L'Eccidio di
Camorena.
Nel 1967 trasferisce il suo studio a Roma, in Via Monti
della Farina. Valentini resta nella Capitale un anno.
Dal 1968 al 1970 nascono opere di sapore naturalistico:
pitture e sculture in terracotta, disegni e opere grafiche
seriali.
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L.O.Valentini - Nuovissima
guida alla pittura di Luca Signorelli (1985) -
Litografia
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A partire dal 1970 l'arte di Valentini prende a tema
il rapporto (violento) tra uomo e natura. Dalla riflessione
sull'esercizio della "hybris" umana sull'ambiente e
gli animali comincia il lungo "Ciclo degli Uccelli".
La pittura è ancora velatamente informale e carica di
grandi espressioni drammaturgiche.
Sempre nel 1970, cosciente che una città dall'enorme
tradizione artistica quale è Orvieto non può non disporre
di un luogo formativo adeguato alla sua prestigiosa
storia, contribuisce alla fondazione dell'Istituto d'Arte.
Nel 1971 partecipa ai seminari e interventi di ricerca
presso l'Università di Parma sui significati dell'espressione,
curati da Pietro M.Toesca: questa è l'occasione per
un confronto serrato con intellettuali e scrittori grazie
al quale Valentini conquista uno spazio e una visibilità
di grande prestigio.
Nel 1975 si reca in Portogallo.
Sino al 1977 il passato artistico non era riuscito a
produrre sull'artista alcuna fascinazione tale da indurre
mutamenti profondi negli stili e nelle concezioni estetiche.
Eppure, con la realizzazione delle "Dieci iconologie
del Duomo di Orvieto" si inaugura un dialogo con la
storia quanto mai fecondo. Valentini "spicca", letteralmente,
"Smonta" e ridisegna linee di sculture e di brani di
sculture della facciata del Duomo.
Nel 1979 si reca a Berlino. L'esperienza del "Muro"
eccita la sua sensibilità e il suo sdegno. Ritorna in
Italia e pubblica una monografia: "Un muro, l'eccidio
degli uccelli". E' un opera di denuncia nella quale,
assieme alle opere, sono contenute immagini terribili
del presente e del passato. Completano il tutto scritti
di Lipa e Serge Goldstein, Michele Greco, Gerardo Ortese,
Angelo Rossi, G.Cavazzini, E.Cantillo, F.Masini, D.Micacchi,
e P.M.Toesca.
Nel 1982 Valentini si reca negli Stati Uniti su invito
del Professor Alan Grahan dell'Università di Atens (Georgia).
Il confronto con le estetiche americane sembra risentire
la grande opera pubblica realizzata sempre alla fine
del 1982 in piazza Cahen a Orvieto, il monumento al
3° Reggimento Granatieri.
Nel 1985 viaggia in Nigera dove le forti sensazioni
africane ampliarono le prospettive espressive di un
artista ormai pienamente maturo.
Sempre nel 1985 Valentini si riavvicina al passato:
avvia un'intesa osservazione degli affreschi del Signorelli
nel Duomo di Orvieto. La tecnica è quella già
sperimentata nel 1977: "spiccare" le figure per riportarle
in terra. L'idea si trasforma in opera: prima nascono
le 6 litografie e poi, l'anno successivo, il grande
ciclo pittorico sul "Finimondo di Signorelli",
esposto tra il marzo e il maggio del 1986 nel Chiostro
di S.Giovanni a Orvieto, come apertura delle celebrazioni
per il VII Centenario della Cattedrale.
Nel 1988 realizza uno stand alla "Cibus" per la Barilla
Nel 1989, visitando la Sala Elephas presso il Forte
Spagnolo de L'Aquila incontra lo scheletro di un enorme
esemplare animale dell'inizio Quaternario. L'incontro
gli provoca un'emozione fortissima e inizia così il
ciclo "Fuga nel Quaternario": paesaggi cosmici di grandi
dimensioni, storie di creazioni, trofei simbolici in
terracotta, sculture in legno e ferro.
Nel 1997 soggiorna e presenta una mostra a lui dedicata
presso Aiken, all'Università del South Carolina.
Nel 1999 viene invitato, dalla stessa Università
statunitense, a tenere seminari sull'arte contemporanea
italiana. Sempre presso lo stesso ateneo, sarà
a breve inaugurato un nuvo complesso architettonico
al cui interno sarà installata un'opera monumentale
dello stesso Valentini.
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