Il
Vino d'Orvieto - Il legame tra Orvieto e il
vino può ben definirsi ancentrale. Sembra che
nei tempi antichi la città tufacea fosse chiamata
"Oinarea", la "città
dove scorre il vino" citata dallo pseudo-Aristotele
in un trattato in cui venivano descritti (e, a dire
il vero, stigmatizzati) i costumi estruschi in fatto
di bevande, feste e piaceri.
Gli etruschi erano soliti mettere il vino nelle grotte
della rupe di Orvieto, come ancor oggi si usa, spostandolo
gradatamente a diverse altezze per portarlo a maturazione.
Nel Medievo compaiono i primi documenti sulla vinificazione.
Luca Signorelli, l'artista che affrescò le
volte e le pareti della Cappella Nuova, fece scrivere
nel contratto stipulato con l'Opera del Duomo che
"gli si desse di quel vino orvietano quanto ne
volesse".
La fama del vino d'Orvieto resistette al passar dei
secoli. Nel 1690 Pasquino (il mitico personaggio romano
che colpiva il potere temporale dei Papi con aforismi
satirici e irriverenti, volle glorificare in questo
modo la ristrutturazione del "Fontanone del Gianicolo"
voluta dal pontefice Alessandro VIII:
"Il miracolo
è fatto, o Padre Santo
con l'acqua vostra che vi piace tanto
ma sarebbe il portento assai più lieto
se l'acqua la cangiaste in vin d'Orvieto"
[
segue...]